Durante la selezione di un cavo per un edificio affollato, due prodotti possono essere entrambi descritti come privi di alogeni e tuttavia presentare risultati diversi per propagazione della fiamma, opacità dei fumi e requisiti meccanici. La dicitura sulla mescola risponde infatti a una domanda precisa, ma non esaurisce il comportamento del cavo in caso d’incendio.
Il primo passaggio consiste quindi nel tradurre parole come halogen-free, LSZH e “ignifugo” in proprietà verificabili. Occorre distinguere la composizione dei materiali dalle emissioni durante la combustione, dalla reazione al fuoco e dall’eventuale capacità di mantenere la continuità del circuito. Sono caratteristiche collegate allo stesso rischio, ma documentate mediante prove differenti.
Quattro proprietà da non sovrapporre
| Voce | Che cosa descrive | Che cosa non dimostra da sola |
|---|---|---|
| Halogen-free | Una proprietà dei materiali, collegata alla riduzione dei gas acidi e corrosivi prodotti durante la combustione | La limitazione della propagazione della fiamma o una specifica classe CPR |
| Low smoke | Il comportamento rispetto alla produzione e all’opacità dei fumi, da verificare con la prova indicata | L’acidità dei gas, il gocciolamento o la continuità del circuito |
| Classe CPR | La prestazione di reazione al fuoco del cavo | La resistenza al fuoco, la durata del servizio durante l’incendio o l’idoneità meccanica |
| Parametri s, d, a | Rispettivamente fumi, gocciolamento di particelle incandescenti e acidità/corrosività | Le condizioni ambientali e meccaniche ammesse per la posa |
La scelta della mescola resta importante: il ruolo delle guaine termoplastiche prive di alogeni riguarda direttamente i materiali impiegati e le emissioni a essi associate quando sono coinvolti dalla combustione. Questo dato deve però essere mantenuto distinto dalla prova con cui si valuta la propagazione della fiamma.
La sigla LSZH, da Low Smoke Zero Halogen, aggiunge alla dichiarazione sull’assenza di alogeni un riferimento al contenimento dei fumi. Neppure questa sigla, considerata isolatamente, specifica una classe CPR o permette di ricavare tutti i risultati antincendio del cavo. Per capire la prestazione misurata bisogna trovare nella scheda tecnica le prove richiamate e i relativi risultati.
Le prove rispondono a domande diverse
Le famiglie di prova riportate nel quadro tecnico dei test di laboratorio sui cavi separano con chiarezza le proprietà: IEC/EN 60754 riguarda acidità e corrosività dei gas, IEC/EN 61034 l’opacità dei fumi e IEC/EN 60332 la propagazione della fiamma. Il risultato ottenuto in una famiglia non può essere trasferito automaticamente alle altre.
Se una scheda richiama soltanto una prova relativa ai gas acidi, si può valutare quella proprietà, ma non dedurre come il cavo si comporti rispetto alla propagazione della fiamma. Allo stesso modo, un risultato sui fumi non stabilisce la corrosività dei gas né la presenza di gocce o particelle incandescenti. Confrontare una sola voce non basta quindi a descrivere il comportamento al fuoco complessivo.
Anche il termine “ignifugo”, quando è usato in senso generico, deve essere ricondotto a un risultato concreto. La domanda utile non è se il prodotto porti quell’aggettivo, ma quale prova di fiamma abbia sostenuto, in quale configurazione e con quale classificazione.
Come leggere la classe CPR completa
Per i cavi destinati all’installazione permanente negli edifici, la classificazione CPR della reazione al fuoco è collegata alla EN 50575. La scala riportata dalla UNI EN 13501-6 va da Aca a Fca; il suffisso “ca” identifica il prodotto come cavo. Un riepilogo tecnico delle sigle CPR consente di riconoscere sia la classe principale sia i parametri aggiuntivi.
La sola classe principale non esaurisce la lettura. Una designazione come Cca-s1b,d1,a1, per esempio, contiene quattro informazioni distinte:
- Cca esprime la classe principale di reazione al fuoco;
- s1b riguarda la prestazione relativa ai fumi;
- d1 riguarda il gocciolamento di particelle incandescenti;
- a1 riguarda acidità e corrosività dei gas di combustione.
Lettere, numeri e sottoclassi devono essere riportati per intero. Nella classificazione, per esempio, s3 non pone un limite alla produzione di fumo e a3 non pone un limite all’acidità dei gas di combustione. Fermarsi alla prima parte della sigla può quindi nascondere differenze rilevanti tra cavi appartenenti alla stessa classe principale.
La classe CPR riguarda la reazione del cavo al fuoco. Non certifica automaticamente la resistenza al fuoco o la continuità di servizio durante l’incendio: quando l’impianto deve continuare a svolgere una funzione per un determinato periodo, servono requisiti e prove specifici, separati dalla classificazione di reazione.
Il contesto di posa determina quali dati servono
Non esiste una combinazione CPR universalmente preferibile per ogni edificio. La classe richiesta dipende anche dal luogo, dall’affollamento, dalle condizioni di esodo e dagli eventuali rischi particolari. I collegamenti tra ambienti e combinazioni di classe sono riepilogati anche nel quadro informativo sul regolamento CPR, ma la selezione concreta deve seguire le prescrizioni applicabili e il progetto dell’impianto.
Conta inoltre la configurazione del percorso. Un risultato ottenuto sul singolo cavo non va trattato come equivalente a una prova riferita a cavi riuniti in fascio. Cambiano la quantità di materiale coinvolto e l’interazione fra elementi adiacenti: per questo la scheda deve richiamare una prova di propagazione pertinente alla modalità di installazione considerata.
Dopo il confronto antincendio rimane un secondo livello di verifica. Sollecitazioni meccaniche, condizioni ambientali, durata prevista e accessibilità per la manutenzione non sono descritte dalla sigla HF e non si ricavano dai parametri s, d e a. Due alternative con prestazioni antincendio comparabili possono dunque non essere equivalenti rispetto alla posa effettiva.
Una sequenza pratica per confrontare le schede tecniche
- Definire la funzione richiesta. Separare la limitazione della propagazione, il controllo dei fumi, l’acidità dei gas e l’eventuale continuità del circuito.
- Verificare la destinazione d’uso. Controllare che documentazione e classificazione riguardino il tipo di installazione previsto, anziché una generica famiglia di prodotti.
- Registrare la sigla CPR completa. Non confrontare soltanto Aca-Fca: riportare anche s, d e a con tutte le relative sottoclassi.
- Associare ogni dichiarazione alla sua prova. Halogen-free, low smoke e propagazione della fiamma devono trovare riscontro nelle rispettive famiglie di test.
- Confrontare configurazioni omogenee. Singolo cavo e fascio non rappresentano la stessa condizione di prova; anche il percorso reale deve essere coerente con la prestazione richiesta.
- Chiudere le verifiche non antincendio. Requisiti meccanici, ambientali e di manutenzione devono risultare compatibili con l’impianto e con la sua durata prevista.
Questo ordine evita un confronto asimmetrico. Mettere da una parte la sola dicitura LSZH e dall’altra una classe CPR completa significa confrontare una caratteristica della mescola con un risultato di reazione al fuoco. Prima si rendono omogenei i criteri, poi si valutano i compromessi tra emissioni, propagazione, posa e robustezza.
Domande frequenti
Che cosa indica esattamente la sigla LSZH nella scheda tecnica di un cavo?
LSZH indica l’abbinamento dichiarato tra basse emissioni di fumo e assenza di alogeni. La sigla non contiene però una classe CPR e non specifica da sola soglie, configurazioni o risultati delle prove. Nella scheda occorre quindi cercare i riferimenti ai test su acidità e corrosività, opacità dei fumi e propagazione della fiamma, oltre alla classificazione CPR completa quando pertinente.
Perché la stessa guaina può avere prestazioni diverse quando i cavi sono installati singolarmente o in fascio?
Perché il comportamento valutato non dipende soltanto dalla composizione della guaina, ma dal cavo completo e dalla configurazione della prova. In un fascio cambiano la quantità di materiale coinvolto e le interazioni tra cavi adiacenti. Un risultato riferito al singolo elemento non deve quindi essere esteso al fascio senza una prova pertinente a quella configurazione.
La scelta deve restare verificabile
La responsabilità progettuale si traduce in una corrispondenza documentata: a ogni requisito dell’impianto devono rispondere una classe, un parametro o una prova pertinente. Se una casella è coperta soltanto da una sigla rassicurante, la verifica non è completa. Non prevale il cavo con l’etichetta più efficace, ma quello per cui composizione, comportamento al fuoco, condizioni di posa e requisiti di esercizio sono tutti dimostrabili.